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Cass., sez. III, 2 marzo 2004, n. 4187, sequestro giudiziario

Al provvedimento di sequestro giudiziario emesso dal commissario liquidatore degli usi civici devono considerarsi applicabili, non dettando le norme in tema di esercizio di funzioni giurisdizionali da parte di tale organo (art. 29, 30, 31 l. n. 1766 del 1927) una disciplina specifica delle misure cautelari, le disposizioni al riguardo poste dal codice di procedura civile; ne consegue che ove il provvedimento di sequestro giudiziario non sia stato attuato entro i trenta giorni dalla pronunzia, l’interessato può chiedere al commissario di emettere (con decreto) declaratoria di relativa perdita di efficacia, venendo a tale stregua meno l’ostacolo all’esecuzione forzata della sentenza di condanna al rilascio del medesimo immobile, costituito dal detto provvedimento di sequestro giudiziario (in ragione del conflitto che si instaura tra la situazione determinata dal sequestro, con affidamento del bene ad un custode, e lo spossessamento del detentore – nel caso coincidente con il custode – cui tende l’esercizio di rilascio avente ad oggetto il medesimo bene), atteso che l’affermata prevalenza dell’applicazione ne postula l’effettiva e concreta attuazione con possibilità di farsi quindi luogo all’esecuzione forzata prima impedita.

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